Stockholm East

Stockholm East (Stockholm Östra)

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เผยแพร่เมื่อ: 2017-04-08
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ตัวอย่างคำบรรยาย Italian

200 บรรทัดแรก

Traduzione di Cipollotta

- Devo andare ora. - Anche io.

Hai finito?

Aspetta, devo vedere che giorno. Venerdì? Sì...

- Mamma... - Solo un secondo, tesoro.

- Arriverò in ritardo. - Lo so. Ti posso richiamare tra poco?

Ma certo, possiamo parlarne, è per questo che si chiamano incontri.

Devo andare. Ti chiamo tra un minuto. Ciao.

- Tove! - Prendo la mia bici!

Ideberg.

Dicono che siamo in grado di sopravvivere a tutto.

Non so se questo sia vero.

Mi ricordo di aver pensato che non avrei voluto continuare.

Se il peggio fosse successo, sarei voluto morire anch'io.

Sarebbe stato il modo più semplice.

Il meno doloroso.

Non era amore quello che ho sentito la prima volta che ho visto Anna.

Era una strana forma di affinità.

E uno sconosciuto desiderio di poterla aiutare.

O proteggerla, almeno.

Stoccolma Est

Anna?

Anna...

- Inizia alle 9:30. - Lo so.

- Veramente non vieni? - No.

Credo possa essere utile.

- Per cosa? - Per te, per noi.

- Per finirla. - Per finirla?

Almeno, voglio vederlo.

Voglio che mi guardi negli occhi.

E cosa farai? Lo uccidi? Questo risolverebbe?

No, senza cravatta.

Ti prego... ti hanno detto che devi avere un aspetto elegante.

Questa non va bene. Non puoi indossare una camicia di jeans.

- Lei è nato il primo luglio del '65, sì? - Sì.

Prosegua, prego.

Il 20 agosto scorso, attorno alle 08:35, Johan Eriksson...

...era alla guida della sua Audi con targa WCL284...

...tra Bergviksvägen e Törnstigen.

La vittima, Tove Ideberg, nove anni, proveniva su una bici da Törnstigen...

...quindi veniva colpita dall'auto di Johan Eriksson, subendo gravi lesioni.

La bambina è morta presso l'ospedale di Danderyd, lo stesso giorno alle 09:41.

L' accusa chiede una pena per omicidio colposo...

...secondo il codice penale, capitolo 3, sezione 7.

Non ha avuto possibilità di accorgersi della bicicletta?

- Come faccio a saperlo? - Pensa che sarebbe stato possibile?

Non lo so. Se mi fossi girato tre secondi prima...

...o tre secondi dopo. O due secondi...

Siamo qui riuniti per dare un verdetto a questo caso.

La corte dei giudici onorari per il caso B1265-7 contro Johan Eriksson ha deciso

che non vi è motivo di sospettare un reato e di conseguenza respinge l'accusa.

La corte ringrazia le parti. L'udienza è chiusa.

Va bene. Va tutto bene.

- No. - Sì, è così.

Che cosa va bene? Dimmi una dannata cosa che vada bene.

Noi... possiamo riprovarci, fare meglio di prima.

- Possiamo provarci di nuovo. - Provare cosa?

- Avere un altro figlio. - Vuoi dire sostituirla?

Abbiamo già una figlia.

Intendo un fratello per Tove. Penso che potremmo provarci.

Ti ricordi gli animali sulla pancia?

Doveva stendersi e indovinare quale animale camminava sulla sua pancia.

La formica...

Il canguro.

Ci sono immagini che vedi nella tua mente così tante volte...

...che quando realmente accadono, sembrano quasi irreali.

Non so cosa mi aspettavo quando andai lì la prima volta.

So cosa speravo.

Non era quello che mi aspettavo.

Ma ci speravo.

Queste parole possono essere sufficienti.

Lasciami in pace!

Sei tranquilla, oggi.

Non ho niente da dire.

- Da quanto tempo oramai vengo qui? - Meno di un anno.

- Non mi sta aiutando. - Cosa?

Venire qui. Non ha senso, non credi?

Sono morta anche io. È rimasto un guscio vuoto.

- È così che ti senti? - Sì.

Si può fare qualcosa?

Nessuno può fare niente.

- Ehi... - È tuo?

No. Vieni qui, Dov'è la mamma? O il papà?

- Papà è di là. - Andiamo a trovarlo...

- C'è papà. Andiamo. - Eccoti qua!

- Era un troppo vicino ai binari. - Devi restare vicino al passeggino.

Grazie tante. Il cane l'aveva fatta e... ha tre anni.

Non il cane, ma...

- Non è facile come età... - A loro piace correre.

Avete figli voi?

Grazie tante.

Quanti bambini ha?

- Due. - Ma nessun cane.

- E neanche un gatto. - Noi abbiamo una tartaruga.

Una tartaruga?

Prossima fermata, Åkertorp. - Questa è la mia fermata.

- Ciao! - Ciao!

- Come stai? - Esausto, ma va bene.

Ciao. Venite, venite.

- Questo da parte nostra... - Grazie!

- Per me o...? - Devi indovinare!

- Che gentili... lo metto qui. - Sì.

- Bello. - Lo pensi davvero?

Secondo te a chi assomiglia?

- Guardate qua, un regalo per Junior. - Oh, che bello. Grazie.

- Guarda qui. - Stai dormendo, non riesci a vedere.

Mio Dio, quant'è carino. Guarda, Johan.

- Scusa, non ti ho nemmeno salutata. - Ciao, sono contenta che siate venuti.

È così facile da gestire, mangia e dorme soltanto.

- Ti basta mangiare e dormire. - E fa la cacca.

Oh, sì, la cacca sicuramente.

- Come un ometto vero! Chi vuole il caffè? - Sì, grazie.

- Oh, mi fa sciogliere. Che tesoro... - No?

. Non è tempo per voi due...? - Forse sì...

Non mi dire! Sei incinta?

No, non sono incinta, ma potrebbe accadere.

Non ho detto che ci stiamo provando, ho soltanto detto che ci stiamo pensando.

Sembra che tu non capisca.

- Tu non vuoi capire. - Sì, ho capito. Non desideri bambini...

... perché non vuoi mettere da parte il tuo senso colpa.

Non è stata colpa tua. Cerca di andare avanti.

- Pensi abbia qualche scelta. - Tutti possiamo scegliere.

- Lei aveva scelta? - Chi?

O sua madre? Lei ha scelto?

Noi crediamo di scegliere, o immaginiamo di farlo...

...perché questo è l'unico fottuto...

...atteggiamento verso la vita che sia lontanamente tollerabile.

Sai cosa penso? Credo che ti piaccia il tuo senso di colpa, sei malato.

Perché non provi a guardare oltre?

Scrivi se ti è più facile, ma non lo sopporterò ancora per molto.

Dico sul serio.

Salve.

Non sono sicuro che si ricordi di me. Ci siamo incontrati sul treno.

- Ha lasciato questo. - Grazie.

Mi chiamo Johan. Non mi sono presentato.

- Mi chiamo Anna. - Abito qui vicino, così sono passato.

- Oh, vivi qui vicino? - Vivo... non lontano da qui.

Ti va un caffè, per ringraziarti, o sei di fretta?

Sì, grazie. Volevo anche parlarti di una cosa.

- Scusa, io... - Non importa.

Questa è la stanza di mia figlia.

Lei... lei non è in casa.

- Hai figli? - No.

No, vivo con la mia compagna.

Lì...

Carina.

Ha nove anni. Si chiama Tove.

Dall'autrice di fumetti Tove Jansson, ma a lei i Moomins la annoiano.

- Ora è tutta per il basket. - Lo vedo.

Fa allenamento tre... no, quattro volte a settimana.

Molti genitori si lamentano di dover andare a portare e riprendere i figli,

ma a me piace.

Se hai figli è perché vuoi trascorrere del tempo con loro, giusto?

Vorresti...?

Sono così sciocca.

Ho pensato che ti avrebbe fatto piacere vedere le foto di Tove.

Questa? Questa è una bella foto.

- E ha segnato, vedo. - Sì.

Hanno vinto, ma non riesco a ricordare di quanti punti.

Lei probabilmente se lo ricorda.

Crescono così in fretta.

Bella...

Ma di che cosa volevi parlare?

Non era niente...

- Niente di particolare. Cose così. - Va bene.

- Grazie. - Grazie. Sono contenta che tu sia venuto.

Ehi... aspetta.

- No, niente... - Dimmi.

Ho solo pensato che potremmo rivederci.

Non intendevo che... io sono sposata e ho una figlia.

- Non intendevo in quel modo. - No, no.

- Certo. - Ci vediamo. Sì.

Non c'è bisogno che...

che fai finta di dormire, sai.

Prenditi il tuo tempo. Io sono qui.

Ma Tove...

- Lei è qui? - Cosa vuoi dire?

Non ne parliamo mai. Non parli mai di lei.

- Cosa vuoi che dica? - Qualsiasi cosa.

Come quando non capiva perché c'è chi mangia il ketchup

o perché bisogna pulire la stanza.

O il verso che faceva quando rideva a perdifiato.

O il suo odore dopo l'allenamento, un po' intenso, dolce e umido.

Lei esisteva!

Sta scomparendo.

Non lo vedi?

Forse non è così facile per me.

- Cosa? - Parlarne.

Mi spiace.

Anche se riuscissi, le cose cambierebbero? Se n'è andata.

Questa è la vita, che ci piaccia o no. Per tutti.

Un giorno siamo qui e il successivo siamo morti.

Ma siamo ancora qui. Tu ed io.

Non so cosa provo per lui.

O quello che lui prova per me.

Non è un'avventura, o qualcosa del genere.

Ci troviamo e parliamo. Prendiamo un caffè...

...o andiamo al cinema. Ma soprattutto parliamo.

Io...

...non so nemmeno perché l'ho chiamato la prima volta.

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