De første 200 linjer.
Venite...
Sono qui.
Andiamo.
Presto, avvicinatevi.
Avvicinatevi.
Veloci, prendete quello a sinistra.
Uno si è allontanato dal branco.
Ascoltate...
È ancora qui.
Abbiamo tutto il branco meno uno.
Fatelo tornare qui...
Riposizionate la trappola.
Sbrighiamoci.
Abduya. Abduya.
Fa' silenzio.
È vicino.
È uno grosso, meglio prenderlo...
...o ci darà la caccia.
Chipo?
Chipo?
Chipo?
Nascondi il cappio.
Andiamo!
Ci farà fare un bel po' di soldi.
Aspetta qui gli altri.
Ci rivediamo alla scuola.
Fa' attenzione.
Abduya?
Abduya?
Abduya!
Sta arrivando!
Scappate!
Dove sei, amore mio?
Non ti trovo.
Ho bisogno di te.
...richiedo il permesso di atterrare.
Zulu, Sierra, Papa, Mike, Victor, autorizzato ad atterrare.
Mi stava dicendo qualcosa?
È la sua prima volta in Sudafrica?
No...
ma è stato una vita fa.
Wow, che meraviglia.
Ehi, Norah.
Mare.
Ehi, guardate fuori.
- Mare. Mare... - Sì?
- Hai visto? - Bello.
- Andate laggiù. - Che caldo.
- Oddio, mi sudano gli occhi. - Grazie.
Sudo dappertutto. La mia milza sta sudando.
- La milza? - Il sudore sulla milza sta sudando.
Non posso crederci, fa un caldo atroce.
Mi sto sciogliendo, Mare. E sono troppo vestita.
Da New York a Londra, da Londra a Johannesburg,
da Johannesburg a Polokwane e da Polokwane a questo posto sperduto.
- Dove siamo adesso? - Nel bush.
Ci sarà uno di quei ventilatori che spruzza acqua?
- Ciao, Tata. - Salve.
Ce l'ho fatta.
Norah, vuoi un po' d'acqua? Dai, bevi.
Papà, sei sicuro che verrà?
Beh, lo spero...
perché un Uber ci metterebbe un po' ad arrivare.
- Ho caldo, devo bere. - Che mi dici, Mare?
Andiamo... l'Africa!
- Che caldo! - Dai, piccola, dimmi qualcosa.
Credo che sia lui. È lui! Ehi!
Condizionatore.
Sì, ce l'ha fatta! Non ho parole!
- Guarda! - Chi si rivede!
- Come stai? - Come va, amico mio?
Che piacere!
- Com'è andato il viaggio? - Bene.
- Sì? - Tutto liscio. Ti ricordi Norah?
- Oddio, l'ultima volta che ti ho visto eri... - Martin, l'ultima volta che ti ho visto
eri un ometto.
- Okay... - Diventi sempre più alto.
Tu diventi sempre più spiritosa.
- E Meredith, come va l'adolescenza? - Solo "Mare".
- Mare, okay. - Tieni questa, fratello.
Da' qua. Accidenti!
Sì, vi do una mano.
- Andiamo. - Pronti.
Benvenuti a Mopane!
E tu sei un guardiano degli animali?
Sono dovuto diventare una specie di vigilante della riserva.
- Vigilante? - Sì.
Il safari è un affare d'oro, c'è tanta pressione da ogni parte.
In un modo o nell'altro, dipendono tutti dagli animali per vivere.
Questo è il villaggio della mamma.
Sì, io l'ho conosciuta da bambino,
venivo qui con la mia famiglia in vacanza.
Lei e i suoi amici mi hanno insegnato tutto sulla zona,
è così che mi sono interessato agli animali.
E dopo l'università, l'ho presentata a vostro padre.
Qui ho un bel po' di ricordi!
Eccoci.
È tutto tirato a lucido.
Sì, non era così bello da un pezzo, sapevo di avere degli ospiti.
- Davvero? - Sì.
Andiamo, di qua.
Accidenti, è tutto ben curato!
- Questa è la Bantam? - Sì.
- No! - Sì.
E non l'hai aggiustata?
- No, volevo chiedere a te di farla ripartire. - A me? Sì, certo.
- Voi salite pure. - Va bene.
Entrate lì a sinistra, ragazze.
- Wow. - Sì.
Ehi, Martin... grazie mille di ospitarci.
- Non c'è di che, amico. - Ci serviva davvero.
La porta è questa?
Sì.
- Ce la fai? - Dai un bel calcio, a volte si incastra.
Forza, Bigfoot, ce la fai!
Eccoci qua!
Accendo la luce.
Non c'è bisogno di togliersi le scarpe.
Da quando mi ha lasciato l'ultima fidanzata, vivo da scapolo.
- Oh, sì? - Sì, è un disastro questo posto.
E vi chiedo scusa.
- Senti, zio Martin... - Sì?
Qual è la tua password del Wi-Fi? Così mi posso connettere.
Mi dispiace, ma qui non avrai né Wi-Fi né copertura del cellulare per dieci giorni.
No, non è giusto!
- Te la caverai. - Cosa?
C'è tantissimo da vedere, il telefono non ti mancherà.
- È una cosa antiquata! - Sì.
Signorine, voi starete qui.
Scusate, non sembrano granché, ma sono più comodi di quanto appaiano.
Le ha fatte mamma queste foto?
- Le conservi ancora? - Sì, certamente.
Okay.
Vedi questa pancia? Sai chi c'è?
Sei tu.
- Queste foto sono straordinarie. - Wow.
La mamma era giovane e bellissima.
- Questa dove l'ha scattata? - Qui vicino a casa.
Bello, quest'albero! È un autoritratto?
Sì, ci passava tanto tempo che lo chiamavamo l'Albero di Amahle.
Amava fotografarlo.
- Porti l'insalata in tavola? - Certo.
Che profumino.
- Sì, è pronto. - Okay.
Bene, dov'è Mare?
- È lì che disfa le valigie. - Okay.
- Ehi, Mare. - Ehi.
La cena è pronta.
Grazie.
Hai tutto ciò che ti serve?
- Ho fatto io la tua valigia, papà. - Sì, è vero.
Quindi...
ho tutto ciò che mi serve?
La cena è pronta, okay?
- Sì, l'hai già detto. - Lo so, l'ho già detto, è che...
Sono tutte a lunga esposizione.
- Fatte con la vecchia Nikon di tua madre. - Ci dobbiamo rifornire.
Sarà vecchia scuola, ma preferisco la pellicola.
- È vecchia scuola, ma insomma... - Adoro la pellicola.
- Questa è davvero incredibile. - Grazie.
Nate, l'hai vista? Guarda questa foto.
No, in realtà quella non l'ho vista, ma...
È simile alle foto di tua madre, c'è la stessa anima. Hai molto talento.
Ho fatto domanda alla Tisch School of the Arts.
Bene. Ed è una scuola importante?
- Sì, è importante. - È la migliore!
- Beh, ti accetteranno. - Grazie, lo spero.
- Te lo dico io. - Non ha scelto Medicina come voleva papà.
No, non è il caso.
- Un dottore in famiglia basta e avanza. - Come? No, dai!
Le dico sempre che mi piacciono le sue foto. Ne ha una...
Com'è quella sul frigo?
C'è tipo un'auto blu con un palazzo alle spalle.
Quell'auto non è blu, è rossa.
- Non è rossa, è blu. - È rossa.
È un'auto rossa, papà. L'ho fatta cinque anni fa.
- Scusa, volevo dire rossa, ma... - Come no.
Okay...
A te che cosa piace, signorina?
Al momento, penso di studiare Psicologia, di fare terapia familiare, magari.
- Mare, se hai un problema, devi dirlo. - Andiamo, Nate...
Il mio problema è che negli ultimi 10 minuti,
Martin si è interessato alla mia fotografia più di quanto tu abbia fatto in un anno.
- Cosa? - Gli stessi 10 minuti
che hai dedicato a mamma nel suo ultimo anno di vita.
- Mare. - Si è ammalata.
Non l'hai notato, perché ci avevi già lasciate.
- Non è andata così, ci ho provato. - Papà.
Io e tua madre abbiamo deciso di comune accordo di separarci.
Poi si è ammalata.
Norah, non te andare.
- Tranquillo, vado io da lei. - Ma cosa dici?
Ehi, Norah.
Scusa, non avrei dovuto parlarne. Non davanti a Norah.
Stai bene?
Ne ho presa un'altra, finché ci reggiamo in piedi.
Sei sempre previdente, è quel che mi piace di te. Lo sai?
Al bisogno,
sono in grado,
occasionalmente, quando serve,
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